La Pinseria

Offerta gradita ai sacerdoti del tempio di Giove, una delle caste che nell’Urbe faceva il bello ed il cattivo tempo, era quella PINSA sulla quale si poggiavano verdura, piccoli pezzi di carne o frutta.

La Pinsa, da pinsère, (schiacciare, pestare) veniva da fuori le mura, dai contadini della campagna romana che impastavano cereali, sale ed erbe aromatiche, e mettevano sui carboni ardenti quella focaccia bassa e ovale.

Sicura antenata della pizza è proprio la focaccia di epoca romana. Con il farro venivano realizzate delle focacce sottili e ovali che, come descritto da Virgilio nell’Eneide, i Romani utilizzavano come piatti per servire alcune carni gocciolanti di sugo.

Specialità di Pinsa Romana

La ricetta originale proviene dalle popolazioni contadine le quali grazie alla macinazione di cereali come miglio, orzo e farro cucinavano una sorta di focaccia. Questa ricetta classica nel corso dei secoli ha subito diverse rivisitazioni fino ad arrivare ai giorni nostri. La pinsa si distingue dalla comune pizza per il suo sapore, per la sua altissima digeribilità e per il suo impasto è composto da:

  • Farina di soia
  • Farina di riso
  • Frumento
  • Lievito madre

Le caratteristiche principali della pinsa sono:

  • L’altissima digeribilità: frutto della lunga lievitazione, (da un minimo di 48 ore ad un massimo di 120 ore)
  • La fragranza: croccante nei bordi e morbida all’interno
  • La farina: composta da un mix di farine pregiate
  • La totale assenza di grassi animali e vegetali (ad accezione di una piccola quantità di olio extra vergine di oliva)
  • La lavorazione manuale: che le conferisce la tradizionale forma ovale.

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